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FARE FRONTE – Di Roberto Pecchioli

Ritorna il Fronte Nazionale. E’ una buona notizia, o piuttosto una necessità, un dovere da adempiere. Non che fossimo scomparsi, no davvero. Negli ultimi anni il Fronte si è impegnato, con le sue energie migliori, a tessere una rete, organizzare una presenza culturale, costruire alleanze con gruppi organizzati, pezzi della comunità nazionale e della società civile con l’obiettivo di gettare le basi di un grande progetto etico, sociale e civile al servizio dell’Italia. Abbiamo conseguito lusinghieri successi, soprattutto attraverso le iniziative della rivista online <ilpensieroforte.it>; abbiamo aggregato persone, prodotto idee, animato intelligenze. Non basta. Le idee, i progetti, le costruzioni teoriche devono farsi azioni che camminano sulle gambe di uomini e donne per cambiare l’Italia.

Viviamo una delle stagioni più cupe della nostra storia. Dall’interminabile emergenza del Covid 19, con il suo carico di morti, sofferenza, perdita di economia, lavoro e libertà concreta, sino all’ inquietante avanzata di un dominio di tipo nuovo, le tecnologie informatiche in mano a pochi giganti privati, alleati con le oligarchie finanziarie ed economiche. Pochi supermiliardari, l’Iperclasse, hanno in pugno le nostre vite. In Italia, la sconfitta della politica – ossia della dimensione pubblica e comunitaria-  ha portato a un governo, sostenuto da pressoché tutte le forze politiche, capitanato non da un tecnico qualsiasi, ma addirittura da un banchiere centrale, Mario Draghi, nella cui storia vi è, tra l’altro, l’oscura trama del panfilo Britannia del 1992, quando venne svenduta la parte migliore del sistema industriale e bancario nazionale. Il governo Draghi è la vittoria dei poteri forti internazionali, la sconfitta del popolo e la negazione della sovranità. Non si può tacere, non si può abbandonare il fronte.

Primum vivere. Il primo passo è costruire le fondamenta di una casa comune, una forza animata da passione, amore per l’Italia, antagonista e trasversale. Conosciamo il nemico: il liberismo internazionale, i poteri finanziari e tecnologici, le ideologie cosmopolite, la menzogna del politicamente corretto. Antagonisti in quanto lontani dal conservatorismo difensivo di chi sogna un’inesistente buon tempo antico, antagonisti perché decisi a stare dalla parte dei non garantiti di oggi (piccole e medie imprese, giovani professionisti, precari e precarizzati, lavoratori dipendenti, disoccupati e sotto occupati costretti al lavoro nero e allo sfruttamento più bieco) e dei non garantiti di domani, perché la crisi economica taglierà redditi e diritti acquisiti. Il nostro sarà un radicalismo con i piedi ben piantati nella realtà. La nostra scelta non è cambiata: siamo i difensori del basso contro l’alto, del popolo contro le oligarchie, ma anche della verità negata in nome delle follie politicamente corrette, della libertà contro il conformismo asfissiante e la censura privatizzata delle reti sociali, della stampa e della cultura ufficiale.

La nostra è una chiamata alle armi non violenta estesa a chiunque non si riconosca nell’Italia del potere, nella finta democrazia in cui tutti hanno l’obbligo di pensarla allo stesso modo sull’Europa, sulla sovranità, sulla moneta, sulla distruzione delle identità, sulla privatizzazione di tutto a vantaggio di pochi onnipotenti. Intendiamo parlare chiaro, senza mezze misure. Non ci interessa piacere a tutti. La democrazia è conflitto regolato, non palude di poteri oscuri. Osiamo essere rivoluzionari, poiché il nostro scopo è cambiare le cose. Il nostro è un progetto profondamente radicato nella storia, nella cultura e negli interessi del popolo italiano. In questo senso, sì, siamo sovranisti, poiché vogliamo decidere su ciò che ci riguarda. Siamo democratici perché, come Moeller Van der Bruck, sappiamo che la democrazia è la partecipazione di un popolo al suo destino. Siamo populisti perché la voce della nostra gente, di chi vive e veste panni, torni ad essere ascoltata dopo decenni di disprezzo.

Rinasce il Fronte: è il primo passo di una marcia che speriamo lunga, accompagnata da successi e alla quale vogliamo che si uniscano italiani di ogni orientamento e condizione. Abbiamo attraversato stagioni storiche e vicende diverse: siamo convinti che destra e sinistra siano parole vuote, tenute in piedi per mantenere vive contrapposizioni e steccati che non corrispondono alla realtà. Non rinneghiamo un minuto delle nostre vite e anche dei nostri errori, ma oggi è il tempo di andare oltre e caricarci, insieme con altri, ai quali non chiederemo da dove vengano ma dove vogliano andare, del fardello della nostra gente, per sconfiggere il liberismo oligarchico, il falso progressismo, i padroni universali.

Saremo più di prima nazionali e popolari. Fare Fronte: se non ora, quando? Chiediamo aiuto, amicizia, intelligenza, senso del dovere. Arruolatevi nel Fronte, chiedeva un manifesto di qualche anno fa. Arruoliamoci sapendo che sarà dura e che saremo un minuscolo Davide contro Golia. Potremo perdere la battaglia, certo. Ma chi non combatte ha già perduto e non merita rispetto. Siamo a un tornante della storia, a un passaggio decisivo. Fare fronte significa esserci, resistere e contendere il terreno a un nemico gigantesco. Abbiamo bisogno di tutto il vostro coraggio, di tutto il vostro entusiasmo, di tutta la vostra forza.